Britannia
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Vie di penetrazione culturale in Britannia.

 

I Liguri: Roia. Albion.

    Tra le vie di penetrazione antico-orientale in Bretagna indicheremo due di irrefutabile evidenza. Una è offerta da remote affinità culturali linguistiche fra gli antichi liguri e la Britannia meridionale. Il fiume ligure Roia, torrentizio, ebbe nome Rutuba e a sud-est della Britannia porto di Richborough dove saranno sgorgati diversi rivoli, ebbe la stessa antichissima denominazione, che l'indeuropeo non può ovviamente chiarire: solo l'accadico serba le voci identiche ruttubu "inondato", rutbu "irrigazione", "inondazione". Inoltre Albion, nome antico della Britannia richiama il ligure Albium, Album: in Album, Ingaunum, Albenga, Albium, Album Intemelium "Ventimiglia": Album non è albus "bianco": è della stessa base del fiume germanico Albis, "Elba", come di innumerevoli denominazioni (Olbia) che denotano "stanziamenti su canali", "fiumi", "mari": Olbia, la più antica colonia di Mileto, sul Mar Nero, aveva, certo, nome locale Olbia; e inoltre, ritroviamo Olbia in Britannia, sulla destra del fiume Bug, altrove in Licia e nell'Ellesponto. Albula fu l'antico nome del Tevere. Albion, così, corrisponde all'antichissima voce accadica haIpum sumero halbia "sorgente", "massa d'acqua", "cavità con acqua" ed Albion denotò, dunque, la grande Isola sul canale della Manica. La prova testimoniale è il nome Belgium, il Belgio, posto anch'esso sul Canale: il nome Belgium deriva da una voce che in lingue semitiche suona peleg "fiume", in accadico palgum. E questa voce è alla base dei travisamenti slavi del nome Volga.

    L'altra via di penetrazione in Britannia non è meno remota nel tempo: è la via dello stagno, verso le isole Cassiteridi. Stagno è detto in greco kassìteros e il segreto di questo nome non fu mai svelato: Chantraine sentenziò "oscurissimo". Ora, la verità, a chi sa accoglierla umilmente, è di evidenza geometrica: lo stagno è un elemento che concorre come lega col rame per ottenere il bronzo: e kassíteros deriva da accadico kastu, che significa "lega", "1egamento" e eru "rame". Abbiamo qui dall'accadico la testimonianza della disciplina di fondere i metalli e la favola breve di Dedalo e Icaro offre una sonora conferma. La cera che si scioglie sulle ali di Icaro è la cera perduta di chi lavora in bronzo, conforme al modello, con mascheratura in cera che disciolta sotto la massa di fusione lascia emergere la creazione in bronzo. La fusione è generata dalla "fiamma", il sole che scioglie le ali di Icaro fasciato di cera. Il nome grecizzato Daidalos "Dedalo" che indica l'azione del calore, risale ad una antichissima voce sumera: dèdal "fiamma".

Giovanni Semerano