Psicologia
Home Su Psicologia Architettura Architettura (2)

Home
Su

Alexis o la via al sé di Marguerite Yourcenar

 

1.Un'anamnesi.   

La lunghissima lettera di Alexis Géra alla moglie Monique Thiébaut è il tenero "rivelarsi" di un orientamento omosessuale. E' il racconto del processo attraverso il quale il protagonista ha riconosciuto il proprio orientamento sessuale, ha rifiutato di interiorizzarne lo stigma sociale e ha raggiunto una risoluzione positiva di accettazione di se stesso. Alexis nasce a Woroino, un "vecchissimo paese della Boemia del Nord", ultimo figlio di una numerosissima famiglia, e vi trascorre l'infanzia e parte dell'adolescenza. 

 Suo padre muore giovane, lasciandogli solo vaghi ricordi di severità, ed egli cresce circondato dall'affetto tranquillo di donne - la madre e le sorelle - che però non erano felici e non ridevano mai. L'infanzia è silenziosa e solitaria, con l'unico conforto della musica al pianoforte che ha imparato a suonare.Ma ad Alexis essa appare ora "come una grande calma ai margini di quella vasta inquietudine che doveva essere la vita intera". Tra i 14 e i 16 anni è isolato, senza amici, manifesta dei "disturbi nervosi", ed evita un paio di volte di cogliere una "felicità innocente". Fino ad allora, l'adolescenza è "assolutamente pura". Vengono poi i due anni nel collegio a Presburgo, dove alcuni compagni vivono le donne come una sorta di ossessione mentre lui ne avverte quasi ripugnanza. E la stessa cosa gli succede con le amiche delle sorelle:"Sospettavo già (esageravo perfino) quel che hanno di brutale i gesti fisici dell'amore".Comprende che non si desidera ciò a cui si somiglia e confessa:"...quello da cui differivo maggiormente non erano le donne". Durante un breve ritorno a Woroino, all'età di 18 anni, vive la sua prima esperienza omosessuale con un vagabondo zigano:"Non oso raccontarti tutto ciò che in maniera molto vaga; camminavo, non avevo meta; non fu colpa mia se, quel mattino, incontrai la bellezza. (...) Ricordo soltanto il ritorno nella mia camera, a sera, e certe lacrime assurde, per nulla dolorose, che altro non erano se non un rilasciamento". Quando il suo amante parte, decide di andare a guadagnarsi da vivere con il pianoforte a Vienna. A 19 anni, poco dopo il suo compleanno, si trasferisce a Vienna con la ferma intenzione di lottare contro la propria inclinazione sessuale. Lì vive incontri senza storia, sempre in preda a profondi conflitti interiori. Riesce per un anno a reprimere la sua natura, ma al prezzo di gravi turbe psicopatologiche:"Subii le ossessioni del suicidio, ne subii altre, più abominevoli. Non vedevo più, nei più umili oggetti della vita quotidiana, che lo strumento di una possibile distruzione. Avevo paura delle stoffe, perché le si possono annodare; delle forbici, a causa delle punte; soprattutto degli oggetti taglienti". Si impegna nelle lezioni private e nei concerti. Durante una sua lunga malattia lo informano tardivamente della morte della madre. Guarisce faticosamente e finalmente ritorna alla vita:"Quel giorno ebbi da tutto il mio corpo, stupito di rivivere, la seconda rivelazione della bellezza del mondo. Tu sai quale era stata la prima. Come allora piansi, non tanto di felicità né di riconoscenza; piansi all'idea che la vita fosse così semplice e possa sempre esserlo, per poco che si sia noi abbastanza semplici da accettarla". La principessa Caterina di Mainau, preoccupata per il suo povero amico concertista, lo invita nella sua antica tenuta di campagna a Wand. Qui Alexis incontra Monique, una donna bella e sensibile, ventiquattrenne (come Marguerite), nata nelle Antille francesi ed allevata presso parenti del padre in Francia dopo la prematura morte della madre. La spinta dell'ambiente di Wand, le premure della principessa Caterina e la dolcezza di Monique costruiscono,nel giro di due mesi, il loro matrimonio. Alexis ha 22 anni e vede in Monique una possibile via d'uscita dalla sua condizione. Vanno a vivere a Vienna, ma la loro vita intima è piena di rinvii, rinunce e sofferenze piamente sopportate. Infine avviene la necessaria unione sessuale, ma per Alexis il dono d'amore di Monique è soltanto un atto materno. A Woroino, con la nascita di Daniele, i corpi dei coniugi smettono di incontrarsi, tutto si conclude. Le mani contratte di Alexis tornano a distendersi sul pianoforte ormai abbandonato da tempo. Il ritorno della libertà dell'arte è il ritorno della libertà della vita. La decisione finale è presa e non resta che annunciarla a Monique. "Pensare che ti conosco da quasi tre anni e che per la prima volta oso parlarti! E solo per lettera, e perchè devo proprio farlo. (...) La vita mi ha fatto ciò che sono, prigioniero (se vogliamo) di istinti che non ho scelto, ma ai quali mi rassegno, e questa accettazione, spero, in mancanza di felicità mi darà la serenità. (...) ti chiedo scusa, il più umilmente possibile, non tanto di lasciarti, quanto di essere rimasto così a lungo". Come la Yourcenar fa dire al maestro nel saggio "Sistina" (1931): "Non si posseggono per sempre se non gli amici che si sono lasciati". E allora lasciare la moglie è forse l'unico modo, per l'omosessuale Alexis, di possedere per sempre una donna.

2. L'orientamento omosessuale.

    Riflette Alexis:"So che ci sono dei nomi per tutte le malattie, e che ciò di cui ti parlo viene ritenuto una malattia. Io stesso l'ho creduto per molto tempo. Ma non sono medico; non sono neanche più certo di essere un malato". Pressappoco in quegli stessi anni, in "Lettera a una madre americana", Freud affermava:"L'omosessualità non comporta sicuramente alcun vantaggio, ma non è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, una degradazione, non può essere definita una malattia; noi la consideriamo quale una variante della funzione sessuale". A tale variazione del comportamento sessuale, che interesserebbe stabilmente il 3-5% e saltuariamente il 10-15% della popolazione adulta, possono essere sottese componenti genetiche e variabili biologiche. Le sue determinanti restano però ancora enigmatiche. La teoria psicodinamica classica enfatizza alcune situazioni del primo periodo di vita: un forte legame con la madre, con eventuale identificazione femminile (lo riferisce Alexis per sé); la mancanza di un'effettiva figura paterna (Alexis la perde presto); l'inibizione dello sviluppo maschile da parte del sistema familiare, con timore della distruzione del pene nella vagina della donna, vissuta come essere temibile (Alexis cresce quasi in un gineceo). La psicoanalisi contemporanea avverte però che le fantasie erotiche verso lo stesso sesso sono spesso incentrate sul padre o su un suo surrogato e qui c'è forse molto del non detto di Alexis. La questione, in ogni caso, è aperta. E lo sarà a lungo, ha detto la Yourcenar, "finché il mondo delle realtà sensuali sarà sbarrato di proibizioni, le più pericolose delle quali sono forse quelle del linguaggio, irto di ostacoli, che la maggior parte degli esseri evita o scansa con sufficiente disinvoltura, ma sui quali vanno quasi immancabilmente ad infilzarsi gli spiriti scrupolosi e i cuori puri". Preconcetti e pregiudizi sono connessi a veri e propri disturbi o deviazioni, dal senso di colpa o di peccato fino alla malattia o la follia. E' ancora forte e diffusa l'irrazionale paura dell'omosessualità, e l'omofobia spinge quasi tutti i maschi ad assumere precocemente atteggiamenti negativi verso la tale condizione. L'omofobia si annida nelle profondità dell'interiorità degli stessi omosessuali e ciò aiuta a capire l'esistenza costante in essi di una fase di sofferenza psichica. Lo sviluppo, a volte, di una intensa e pervasiva angoscia ha fatto parlare di una omosessualità egodistonica. In tale situazione si può avvertire insoddisfazione per i tipi di eccitamento omosessuale, sentimenti negativi verso la propria condizione, desiderio di aumentare l'eccitazione eterosessuale fino a costruire una relazione e perfino un matrimonio. Alexis vive tutta questa sofferenza psichica e la Yourcenar la documenta dall'interno (attraverso quella che chiamava "magia simpatica") con estrema delicatezza e perfino commozione. Oggi ci sono centri di consulenza gay che aiutano a superare vergogna, ansia, depressione, eterosessualità forzata; Alexis ha dovuto fare una sorta di autoterapia, anche attraverso il matrimonio e la paternità, per superare il proprio disturbo dell'adattamento (come si preferisce chiamarlo adesso) e raggiungere la condizione di egosintonicità.

3. La lotta vana contro il vero sé.

    Il rivelarsi di Alexis è però qualcosa di ancora più profondo. La sua lettera non è soltanto un pur fine contributo alla conoscenza della psicologia dell'omosessualità. Essa è un messaggio che ci riguarda tutti e che anche per questo non poteva venire espresso a voce o in poche righe. La scoperta fondamentale di Alexis è che " tutta la nostra esistenza ha come condizione l'infedeltà a noi stessi". La lotta vana è quella contro la nostra umana capacità di cogliere, con stupore infantile e innocente sensualità, la profonda e pur semplice bellezza della vita. La lotta vana, e anzi distruttiva, è quella ingaggiata contro il nostro vero sé. Quando viene meno il riferimento al nostro mondo interno, quando la consapevolezza del sé resta inespansa, si perpetra un tradimento di se stessi e diventa possibile relazionarsi soltanto attraverso un falso sé. Come ha argomentato e documentato Arno Gruen, il falso sé è orientato all'immagine, è in sintonia con comportamenti e sentimenti che godono l'approvazione dell'ambiente esterno, ma obbedienza ed adattamento forzati conducono alla repressione della capacità empatica verso la vita, all'autodistruzione fino all'ossessione della morte. Il problema della libertà sensuale in tutte le sue forme, ha osservato la nostra accademica di Francia, "è in gran parte un problema di libertà di espressione (...) E questo non vale soltanto per le avventure proibite: è all'interno dello stesso matrimonio, nei rapporti sensuali tra sposi, che la superstizione verbale si è imposta con la massima tirannia". La risposta di Monique ad Alexis sarebbe stata di estremo interesse in questa prospettiva. Ma "la vita delle donne è troppo limitata o troppo segreta", afferma l'autrice nei Taccuini, forse alludendo a se stessa, forse evocando il mistero profondo di sua madre, morta poco dopo averla messa al mondo. La Yourcenar fa parlare quasi solo uomini - Alexis, Adriano, Zenone - e le donne vanno dunque cercate attraverso di essi. Il cammino di Alexis può essere il cammino di tutti, quasi una via orientale alla riscoperta del sé, come la stessa scrittrice ha fatto frequentando le tradizioni tantriche. E' una ricerca molto personale, che può perciò passare per le esperienze più diverse, dalle più semplici alle più estreme. Questo intende dire Zenone, in "L'opera al nero", rivolgendosi al canonico poco prime di togliersi la vita per sottrarsi al rogo:"Probabilmente mi avrebbe condotto allo stesso punto per altra via. Ne sappiamo meno noi sul corso e il traguardo della vita d'un uomo che non gli uccelli sulle loro migrazioni".

4. Marguerite o la scrittrice da giovane.

In apertura del saggio "Mishima o la visione del vuoto", l'ormai anziana Marguerite Yourcenar analizza la difficoltà a giudicare un grande scrittore contemporaneo. Di fronte alla tendenza attuale a considerare non solo lo scrittore, ma anche l'individuo con le sue contraddizioni e il personaggio, mette in guardia dai diversi errori di interpretazione. "L'uomo reale ha vissuto ed è morto nel segreto impenetrabile di quello che é ogni vita", dichiara. E aggiunge:"... la realtà centrale è da ricercarsi nell'opera: è quello che l'autore ha scelto di scrivere, o è stato costretto a scrivere, che in definitiva importa". Per parte nostra, pensiamo anche che sia decisivo il tempo, quando sono emerse le scelte di scrittura. Ed è assumendo tali premesse per la stessa scrittrice belga che intendo accostarmi timidamente alla prima età di scelte, forse il periodo più creativo della sua vita. Ascoltiamo allora Marguerite che parla delle sue opere, disseminando talvolta preziosi indizi su di sé. I "Taccuini di appunti", che seguono le "Memorie di Adriano" (pubblicate nel 1951), annunciano immediatamente:"Questo libro è stato concepito, poi scritto, tutto o in parte, sotto diverse forme, tra il 1924 e il 1929, tra i miei venti e venticinque anni. Quei manoscritti sono stati tutti distrutti. Meritavano di esserlo". Dalla "Nota dell'autore" a "L'opera al nero" (pubblicata nel 1968) apprendiamo che le origini di quest'opera risalgono a "tre frammenti isolati d'un enorme romanzo, concepito e in parte febbrilmente composto tra il 1921 e il 1925". Dunque la scrittrice ha vissuto gran parte della vita con le sue maggiori opere in gestazione, mentre (ancora i Taccuini) la attraversavano "le esperienze della malattia e altre più segrete che queste portano con sé; e la perpetua presenza o ricerca dell'amore". In "Abbozzo di un ritratto di Jean Schlumberger" (1969, ora in "Il Tempo, grande scultore"), la Yourcenar rammenta di aver letto all'età di ventiquattro anni il racconto dello scrittore, allora inedito, sugli ultimi mesi di vita della moglie. "Vivevo a quel tempo, giorno per giorno, un'analoga esperienza (...) il libro mi commosse (...) e fu per me una lezione di lucidità e di coraggio". E' esattamente a quell'epoca che prende a scrivere "Alexis", la cui pubblicazione avverrà lo stesso anno della morte del padre. E con quale atteggiamento scrive possiamo desumerlo da un'altra elegia sepolcrale, composta per Jeanne de Vietinghoff all'inizio del 1929 (e adesso in "Il Tempo, grande scultore"). Qui le voci di Jeanne e di Marguerite si sovrappongono e si confondono nell'evocazione del giovane André Gide:"...é imprudente disdegnare troppo presto. L'anima padrona di sé non respinge nessun piacere, ritenuto anche volgare; lo gusta, lo possiede, e un giorno lo supera. <Mi sembra a volte che se la morte venisse a sorprendermi prima di essermi potuta immergere completamente nel fiume della vita, le direi: vattene, l'ora non è suonata... La quiete del tuo grande cielo azzurro mi sembrerebbe opprimente, se mi restasse una forza che qui non avessi dispensata, e la tua felicità eterna sarebbe venata da u rimpianto, se esistesse sulla terra un fiore di cui non avessi respirato il profumo>. Qui, in questo ardore e in questo distacco, sento pulsare anche la febbre del giovane André Gide". Con questo movimento di avvicinamento all'artista da giovane possiamo accostarci alla sua prima opera matura, "Alexis o il trattato della lotta vana", che la stessa autrice, nella sua prefazione, ci ricorda "scritto in completo isolamento da una giovane donna di ventiquattro anni". Pubblicato nel 1929, ma composto tra l'agosto del 1927 e il settembre del 1928, in una gravidanza letteraria senza differimenti temporali, la Yourcenar non ne ha mai ritoccato il testo, sentendo che sulla questione dell'omosessualità, o meglio della libertà sensuale, aveva trovato il giusto registro espressivo. E avvertendo che "certi argomenti fanno parte dell'aria di un certo tempo; e anche della trama di una vita".

Francesco Colizzi