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La signora Dalloway
La cosa più semplice e allo stesso tempo più difficile nella traduzione filmico/visiva di un testo letterario è scegliere la strada della fedeltà o quella della rivisitazione, della ri-costruzione creativa. Nelluno e nellaltro caso infatti si rischia, sia nella messa in scena che nella resa dei contenuti, di creare punti di vista differenti o più banalmente, meri esercizi di stile. Dato questo presupposto concettuale (ovvero se sia poi davvero necessario in certi casi ridisegnare meccanicamente le pagine di un libro quando questa creazione non porti al testo stesso un contributo efficace o meglio, possa superarlo), si può distinguere, tra le categorie di testi "narrativamente" predisposti alla rivisitazione cinematografica e quelli, al contrario, basati su di un tipo di narratività introspettiva, sulle tecniche del monologo interiore e del flusso di coscienza, in pratica della vita mentale dei personaggi. "Mrs Dalloway" di Marleen Gorris appartiene quindi a questa seconda categoria, dove il tempo interiore (dei protagonisti) non rispetta una cronologia rigorosa, a differenza di quello esteriore, e quindi genera una narrazione filmica oscillante tra la rappresentazione simmetrica e lineare degli avvenimenti e degli ambienti, e quella della ridondanza stilistica del flash-back. Se Virginia Woolf riesce a rendere leggero ed armonico il continuo passaggio tra presente e passato creando un equilibrio letterario capace di avvolgere il lettore, altrettanto non si può dire per Marleen Gorris, che pur restando fedele al testo non riesce a generare con la stessa intensità le visioni delle coscienze dei protagonisti, semplificando in maniera troppo meccanica attraverso luso ripetuto ed esclusivo del flash-back, che spezza dunque lomogeneità dello scritto, dando luogo a cesure narrative di didascalica prevedibilità. Gorris ha tentato dunque di riproporre una rappresentazione verosimile al lettore, senza però rielaborare un intreccio autonomo, anche se emerge comunque quello stato di sognante leggerezza che sembra circondare pensieri ed azioni della protagonista, e che trova per esempio, quale contrappeso narrativo il disperato e cupo dolore del giovane reduce, antitetico ed al contempo vicinissimo al sentire di Clarissa Dalloway. Tutte le storie vivono secondo linee parallele, i personaggi guardano lo stesso aereo, percorrono le stesse strade, ma vivono i loro ricordi e le loro ansie separatamente, quasi senza confronto, tranne appunto che per la scena finale: lunica che chiama in causa lo spettatore dove è il montaggio a creare suspence e quindi possibili diverse soluzioni. Il film è tale, si comprende e scorre in funzione della conoscenza del testo, si rende indipendente e qualitativamente efficace nella resa prospettica ed ambientale della città, nella leggerezza della macchina da presa nellaccompagnare i personaggi fino alla soglia dei loro ricordi (flash-back), nel creare la cornice visiva ideale per la mente del lettore/spettatore. |