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Il moderno e Virginia Woolf (*).
Possibili scenari di tutela delle architetture del XX secolo
Sir Gilbert Scott. Centrale elettrica a Battersea, 1929-1933, disegno.
Architettura inglese dinzio secolo (b1). Ma quali sono i caratteri dellarchitettura inglese dinizio XX secolo? Possono questi caratteri giustificare o spiegare il silenzio descrittivo nei romanzi della Woolf? Il panorama artistico e soprattutto architettonico si presenta estremamente frastagliato ed eterogeneo nellInghilterra di quegli anni. Convivono, infatti, svariati linguaggi formali e artistici, tecniche espressive e tecnologie costruttive innovative, oppure tradizionali, davanguardia o conservatrici, o persino proiettate verso un acceso sperimentalismo delle forme e dei materiali, dei tipi edilizi e delle scelte urbanistiche in una nazione che si va sempre più industrializzando. Larchitettura inglese del cosiddetto "decennio del diavolo", pubblica o privata, laica e religiosa, ufficiale e domestica, in tutte le sue manifestazioni dal design industriale alla realizzazione di veri e propri cantieri del costruito, non converge verso un unico linguaggio architettonico, non si unifica, né è costretta a farlo per volontà di una Scuola o del potere ufficiale. LInghilterra del trentennio esaminato è una nazione ancora potente e imperialista, che ostenta un forte attaccamento alle tradizioni, una grande apertura nei confronti della Modernità e al contempo i primi sintomi di una decadenza non ancora palesemente accettata. "Il popolo dei cinque pasti" (NIFOSI SINI, 1992, p. 10), così come additato dal governo italiano di quegli anni, "non sceglie, non unifica in una tendenza" le diverse manifestazioni artistiche. Al contrario le smembra e le rende ancor più sperimentali e divergenti. Domina un atteggiamento liberale nei confronti delle scelte formali e architettoniche, che si traduce in una dialettica democratica e rispettosa fra committenza e attività professionale. Si descrivono brevemente quali sono le tendenze più diffuse: larchitettura domestica neogeorgiana, il "Re-revival" degli stili e il Modernismo classicista, il "Moderno" continentale (**). Larchitettura domestica neogeorgiana A cavallo fra la prima e la seconda Guerra Mondiale in Inghilterra sono costruiti quasi quattro milioni di alloggi. Questingente operazione edilizia trova la sua ragion dessere nel miglior stato dagiatezza in cui versa la classe di operai specializzati e nella volontà politica di eliminare gli slums, i quartieri popolari e insalubri, sorti intorno alle aree industriali. Il linguaggio architettonico adottato in questimmensa operazione è leclettismo disinvolto dei neo-stili, coniugato ad un sapiente sperimentalismo di forme entrate a far parte oramai della cultura figurativa nazionale, ma adattate alle esigenze costruttive delle nuove insule. Larchitettura domestica si arricchisce dalcuni elementi decorativi, ma resta legata ad una sintassi formale e tecnologica tradizionale e consolidata. Scarsi risultano, in tale contesto, gli influssi del Movimento. I suoi caratteri progettuali sono: simmetria di pianta e di facciata, finestre a ghigliottina, lesene, marcapiani ed elementi di decoro tratti dal linguaggio della tradizione, "uso cauto del colore" (NIFOSI SINI G., 1992, p. 53), impiego del materiale della tradizione, il mattone (v. figura A). Il "Re-revival" degli stili e il Modernismo classicistaContemporaneamente la produzione architettonica inglese si arricchisce di un ingente numero dopere legate alla tradizione classica e rinascimentale. Si tratta essenzialmente di architetture di rappresentanza, chiese, uffici, poste, stazioni ferroviarie, musei, industrie, persino cabine telefoniche, commissionate da enti pubblici e privati e realizzate nel corso degli anni venti-trenta del 900. Grey Wornum,Vincent Harris, Sir Giles Gilbert Scott sono alcuni dei maggiori progettisti (v. figura B). Lopera eclettica di Sir Edwin Lutyens merita una menzione a parte, poiché la sua architettura tenta di coniugare le forme e gli stilemi dellarchitettura neo-stilistica inglesi, larchitettura moderna e le nuove tendenze conservatrici-restaurative, a lui note per il tramite della sua mecenate Gertrude Jekyll, a sua volta stretta amica e collega di John Ruskin, progettista di giardini allinglese e promotrice del movimento culturale delle Arts and Crafts (v. figura C). Il "Moderno" continentale Il movimento Moderno si afferma poco e con ritardo nella nazione britannica e non riscuote un grande successo. I maggiori progettisti, quali Connel, Ward & Lucas, Walter Gropius, Marxell Fry, Enric Mendelsohn, Serge Chermayeff sono costretti, nellarco di circa quindici anni, ad abbandonare lInghilterra, a trasferirsi nel Nuovo Continente oppure a dover mutare il proprio linguaggio espressivo e progettuale (v. figura D). Conclusioni Uno scenario eterogeneo e pluriformale caratterizza, in sostanza, la Gran Bretagna nel periodo in cui la Woolf scrive i suoi romanzi. Di fronte ad un panorama architettonico esteticamente e sintatticamente frammentario ed eclettico, è possibile che lArchitettura abbia perso progressivamente il suo reale "significato" formale, traducendosi invece in un "significante-contenitore", che esprime nella scelta stilistica il diverso valore sociologico-economico delle produzioni "domestica", "re-revival" o "Moderna". Il silenzioso modo woolfiano di non raccontare al lettore il carattere dello spazio, nel quale il protagonista vive e pensa, scaturisce forse dallidea di considerare lArchitettura come semplice involucro, come contenitore del quale si conoscono a priori tutte le caratteristiche formali e stilistiche, stereotipate dalla sintassi progettuale corrente. Largomento non si esaurisce, ovviamente, in questa sede, ma svela notevoli potenzialità di ricerca futura e si traduce in un possibile punto di partenza per lincentivazione della conoscenza del patrimonio architettonico europeo, riletto attraverso locchio del letterato. Non è il caso delle opere della Woolf, ma spesso il mondo della letteratura anticipa con descrizioni dinestimabile valore documentario gli scenari della produzione architettonica coeva, offrendo uno strumento di conoscenza insostituibile nei casi di perdite repentine e irreversibili. Inoltre, locchio dello scrittore coglie alle volte alcuni dettagli che sfuggono invece allocchio dellarchitetto. Sinvita ad osservare, in conclusione, che il dato più interessante, scaturito dallavvio di questo studio, è consistito nelloccasione, in parte voluta e in parte nata spontaneamente, di ritrovare una mescolanza ed una massima ibridazione tra lambito, spesso separato, della ricerca storico-letteraria e storiografica e quello artistico-architettonico. Proprio la vicinanza alloggi del Moderno e delle sue ultime esperienze riduce giocoforza la distanza che caratterizza la ricerca letteraria e storiografica, indirizzando gli studiosi e i progettisti verso una comune riflessione sugli strumenti metodologici con cui ancora si è coinvolti nel Contemporaneo.
Verso possibili scenari di tutela dei monumenti architettonici del xx secolo Il tema della salvaguardia del Moderno comincia solo da qualche anno a far sentire il peso della sua riflessione critica, alla luce dei primi risultati ottenuti in sede di catalogazione e conoscenza dellArchitettura Moderna. Un grande merito è attribuibile anche alle considerazioni di natura pratico-metodologica, maturate a seguito degli interventi di restauro-recupero, compiuti rispettivamente sul monumento contemporaneo e sul suo contesto urbano-ambientale. Lodevole è stata lattività dindividuazione, analisi e catalogazione compiuta da associazioni pubbliche e private, che hanno classificato una grande quantità di Monumenti dellArchitettura Moderna, reputati degni di conservazione e tutela. Infine il DO.CO.MO.MO., il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, lANIASPER, le associazioni private di consolidamento del costruito hanno promosso sin dai primi anni novanta dello scorso secolo alcuni interessanti convegni nazionali e internazionali, volti alla sensibilizzazione di tali tematiche (a). I convegni hanno rappresentato degli utili strumenti di confronto e di dialogo fra figure professionali diverse che lavorano nello stesso settore della tutela. Di fronte a questa ricca e vivace attività culturale, il tema del Restauro del Moderno appare oggi ancora troppo inesplorato; esso risulta carente, pertanto, di una propria sperimentata metodologia dintervento sia nella fase dindagine, sia nella successiva fase di progetto e di realizzazione in cantiere. Il settore disciplinare è complesso, si avvale di diversi metodi e materiali innovativi, non sempre sufficientemente testati nella pratica, è povero di una relativa e ampia casistica sperimentale di riferimento, ma vanta fortunatamente una vivace e recente attività di ricerca, pubblicizzata e pubblicata (b). Tutti questi fattori hanno reso articolato lo sviluppo della presente ricerca, che è stata orientata innanzi tutto verso lindagine semantica dei termini adottati; in secondo luogo verso una conoscenza più approfondita della Storia dellArchitettura Moderna, nei suoi aspetti costruttivi e formali, nonché storico-ambientali; verso un processo dassimilazione della metodologia dintervento, promossa alla luce dei principi propri del restauro critico-conservativo. Lungi dal voler affrontare in modo esaustivo tutti gli aspetti del tema del restauro del moderno, la presente relazione è stata occasione di conoscenza di realtà culturali sconosciute, interessanti e ricche di future potenzialità teoriche e pratiche. I termini "restauro", "recupero", "riuso", "riqualificazione" hanno subìto nel corso degli ultimi ventanni un processo di chiarificazione semantica, grazie ad unincessante attività di ricerca e di pubblicazione (c). Una sorte meno felice è invece spettata ai termini "Architettura Moderna" e "Architettura Contemporanea", "Restauro del Moderno e del Contemporaneo". Alla luce di queste prime riflessioni ci si domanda quale sia il limite fra Restauro dellArchitettura Moderna e Restauro di quella Contemporanea, se e in che modo la Teoria del Restauro brandiana sia applicabile allarchitettura realizzata nel XX secolo (d).
In realtà, quindi, il vero problema del Restauro dellArchitettura monumentale del novecento consiste nellassimilazione del Principio metodologico del Restauro critico, quale momento di riconoscimento dellopera darte come tale, nel suo valore estetico e nella sua istanza storica. (Cesare Brandi, Teoria del Restauro, Roma 1967), a prescindere dallantichità, modernità o contemporaneità del monumento architettonico, oggetto dintervento. In cosa consiste il metodo di restauro promosso per larchitettura monumentale del XX secolo? Il metodo si fonda sugli identici principi teorizzati da Cesare Brandi quasi quarantanni addietro, ampliamente sperimentati e verificati sui monumenti antichi da diverse generazioni di architetti restauratori. Lintervento di restauro si comincia a compiere nel momento in cui la collettività prende coscienza della necessità di tutelare e conservare un dato oggetto, perché vi riconosce un valore artistico e storico inestimabili. Questo riconoscimento è accompagnato e in parte preceduto da unarticolata operazione di conoscenza del monumento, nella sua "forma" e nella sua "struttura" e la formulazione di un giudizio di valore che valuti listanza storico-estetica degli elementi che compongono il monumento, in relazione anche alle vicissitudine di cui nei secoli o negli anni esso è stato protagonista. Perché, in effetti, il grande problema del restauro critico non è tanto quello di dover mantenere unaggiunta, quanto quello di dover evitare il ripristino in tutto o in parte dellimmagine o della materia che compone il monumento. Il ripristino è unoperazione da evitare nellintervento di restauro, semplicemente perché esso va ad alterare lautenticità materiale e semantica del monumento. Lintervento di restauro dovrà, in sostanza, interrogarsi soprattutto sul "perché" e sul "cosa conservare", piuttosto che sul "come conservare". La proposta dintervento non dovrebbe offrire la realizzazione di un "modello", quanto invece la conservazione delle peculiarità fisiche e formali di uno specifico oggetto, contraddistinto da quella "patina" sedimentata dal tempo sulla sua superficie. Le operazioni, quindi, verranno compiute alla luce dei principi del minimo intervento, della distinguibilità, della notorietà del progetto, sostituendo solo quelle parti o porzioni di parti che necessariamente e per motivi preventivati è indispensabile sostituire o correggere, evitando di citare la storia o, peggio ancora, di riproporre i suoi neo-linguaggi in stile. La storia, infatti, non dovrebbe mai essere citata, quanto raccontata in forma e modi ragionati e critici. Per onestà morale e culturale e in qualità di architetto, la scrivente sente lesigenza di non tacere le notevoli difficoltà incontrate nel corso del presente studio, personalmente nuovo e bibliograficamente poco esplorato.
Fonti fotografiche NIFOSI SINI G., LInghilterra degli anni 30, Firenze 1992. Riferimenti bibliografici NOTE: (a) - v. Primo Convegno DO.CO.MO.MO. Eindhoven 1990; v. Primo Convegno ANIASPER, Sala del S. Michele, Roma 1992; v. prima giornata del "Colloquio internazionale" DellAccademia delle Arti del Disegno, Firenze 1996; v. seconda giornata del "Colloquio internazionale" dellAccademia delle Arti del Disegno, Firenze 1998; si rimanda anche alla consultazione di tutta lattività promotrice e di ricerca svolta dallAssociazione internazionale e dalla sede nazionale del DO.CO.MO.MO., negli anni 1990-2000. La ricerca sul Moderno si muove negli ultimi tempi anche verso altre direzioni. Nel maggio del 2001, ad esempio, si è tenuto presso la facoltà di architettura di Pescara il Convegno internazionale dal titolo: "Architetture dimenticate e moderno trascurato", organizzato da Carmen Andriani. Con questa esperienza si è tentato di passare in rassegna mediante un aggiornamento critico le opere di alcuni architetti poco noti, operativi in aree marginali. Il carattere della loro produzione architettonica è altrettanto marginale, poiché è sfuggito alle regole e alla produzione conosciuta ed ufficiale del moderno. Risulta particolarmente rilevante anche il contributo offerto da Margherita Guccione, che presenta i risultati del Censimento degli archivi di architettura, conservati a Roma e nel Lazio e relativi ad un arco temporale che va dal 1870 al secondo dopoguerra. Secondo la Guccione, dal 1950 in poi "inizia quel processo di distorsione e contaminazione di linguaggi architettonici che consentirà il passaggio alla contemporaneità e che forse permette, se la distanza critica lo consente, di comprendere le ragioni storiche di alcune espressioni delloggi". v. info convegno www./unich.it.(b) - v. FIORINI L., CONTI A., La conservazione del Moderno: teoria e pratica, Firenze 1992. Si consiglia di consultare linteressante raccolta bibliografica pubblicata nel testo. (c) - Sembra assimilata la definizione in base alla quale non tutto il patrimonio architettonico può essere oggetto di un intervento di restauro; nello stesso modo, non tutto questo stesso patrimonio può essere oggetto di un programma di recupero edilizio o urbano. I termini Restauro e Recupero sono distinti a causa dei due diversi campi dapplicazione del metodo dintervento. Il Restauro deve essere compiuto sulle opere monumentali, portavoci di unistanza storica e di un valore estetico unici e originali, che bisogna conservare e tramandare alle generazioni future; lintervento di Recupero può invece interessare ledilizia di base, dotata di un valore storico e di peculiarità estetiche che, pur contraddistinguendola, potrebbero essere in parte sacrificate per riattivare nelledificio storico una funzione, identica o altra rispetto a quella originaria o pregressa, compatibile e in sintonia con la preesistenza; v. CARBONARA G., Lacune, filologia e restauro, in "Materiali e strutture", II, 1992, 1, pp. 23-32. (d) - v. CARBONARA G., Teoria e metodi del restauro, in Trattato di restauro architettonico, vol. I, Torino 1996, pp. 11-14; 77-84; 91-101. |