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    Parlare di cinema è parlare di viaggio. Sin dalla sua nascita il cinema infatti ci ha regalato svariate occasioni di viaggio in cui attraversare luoghi e situazioni e farsi attraversare da sensazioni, domande, pensieri sul proprio mondo interiore e sui mondi fuori da sé. La messa in scena cinematografica infatti, non riproducendo semplicemente la realtà, ma reinventandola e rifondandola, contribuisce a costruire l’identità, incide sulla creazione dell’immaginario, aiuta a esplorare, sentire, guardare in modo diverso, forse nuovo, lo spazio vicino e lontano, e dunque viaggiare nel cinema e con il cinema. E se alcune pellicole raccontano veri e propri itinerari, erranze, fughe, corse, attraversamenti, esplorazioni; altre evocano in maniera tanto suggestiva i luoghi in cui sono state girate, che le atmosfere e i paesaggi diventano un elemento portante della struttura stessa del film.

    Il viaggio è sempre un cambiamento di luogo compiuto da un soggetto nel tempo. È la linea, o le linee che legano partenza ed arrivo. La differenza è che il viaggio, rispetto al racconto, in cui è il tempo ad essere determinante, privilegia il versante dello spazio di cui ha bisogno assoluto per esistere. Ma, se dallo spazio esterno si passa a quello interiore, la differenza con il tempo non solo si livella su un piano più labile, ma si confonde e si reintegra in un discorso di senso metaforicamente elaborato.
È per questa analogia di fondo che ogni viaggio può diventare un racconto ed ogni racconto è in qualche modo un viaggio. "Nel corso del  tempo" e "Paris-Texas", sono l’esempio di come il movimento diventi  il mezzo   di percezione, motivo  di  rappresentazione  paesaggistica, oltre   che  il  fattore  che determina  il  suo  essere   soggetto viaggiante.

    Il viaggio però, qualsiasi sia il genere di riferimento, rivela quasi  sempre  un  paesaggio attraverso  lo   spostamento  che il personaggio  compie  nel  suo difficile percorso che lo porterà verso una identità nuova di sé  del  mondo. Nel viaggio anzi, l'identità del  paesaggio  è quella del suo personaggio e viceversa.

    Il viaggio e il racconto partono comunque da ambiti e relazioni differenti: l’uno rispetto ai molteplici elementi della cronologia che riguarda i personaggi nell’arco di tempo considerato; l’altro rispetto alle infinite mete possibili e alla molteplicità dei punti intermedi, cioè delle tappe, del percorso. Sono queste scelte, in fase di sceneggiatura e di ripresa, a dare significato al racconto e senso al viaggio, che spesso assume valore simbolico tanto quanto la meta da raggiungere. Dalla Bibbia a Paris Texas di Wenders, dalle fiabe a Guerre stellari di Lucas, da Edipo re ai film noir di Hitchcock fino a Thelma e Luise, c’è sempre qualcosa da attraversare, da cui passare, un posto dove andare.

    Il viaggio è contemporaneamente significato e significante della materia filmica, perché il cinema, più di ogni altra forma d’arte, ha il raccontare nel suo stesso statuto linguistico, in quanto contiene gli elementi sostanziali del racconto-viaggio, il tempo, lo spazio e la trasformazione, nel modo di essere del suo significante: le immagini che si susseguono in movimento.
Infatti, la materia stessa dell’espressione cinematografica, l’immagine figurativa in movimento, è un’immagine in perpetua trasformazione, che fa vedere il passaggio da uno stato della cosa rappresentata ad un altro stato, poiché è il movimento ad esigere il tempo. La rappresentazione cinematografica è tale perché è strutturata in divenire. Anche gli stessi paesaggi, gli oggetti, le persone, pur come semplici fotogrammi in successione diventano immagini trasformate, mutate per durata e senso.

    Questo legame tra viaggio e cinema è tanto forte quanto nascosto. Da sempre sia l’industria hollywoodiana, che realtà più piccole, hanno usato la struttura classica del racconto nella realizzazione dei film e hanno imparato ad utilizzare consapevolmente l’archetipo del mito del viaggio nel costruire le proprie storie, dalle commedie, ai western, ai film noir ed a quelli di fantascienza.

    Interessante la varietà delle forme di racconto che sfruttano appunto il tema del viaggio come elemento trasversale.

    Nella trilogia di Salvatores: Tournée, Marakesh Express, Mediterraneo il tema del viaggio è legato a quello dell’amicizia. Le tappe del viaggio nello spazio (e/o nel tempo) corrispondono altrettante tappe importanti nella costruzione di relazioni interpersonali tra i protagonisti della storia. Lo spostamento spaziale diventa così metafora di progressivi avvicinamenti ( o, a volte, anche separazioni) dei personaggi messi in scena. I preparativi, le partenze, gli attraversamenti, le tappe, le soste, gli arrivi, i ritorni segnano in modo marcato altrettanti momenti significativi per l’esperienza tra le persone.

    Dal parallelismo con lo spazio fisico, il tema del viaggio può spostarsi però nel cinema anche su di un piano virtuale, metaforico in cui lo spazio-tempo appartiene ad una dimensione puramente mentale. Anche la fantascienza infatti, sfrutta la forma di viaggio: dalla navigazione intergalattica per antonomasia (Star Trek), fino alla pura deriva esistenziale nello spazio/tempo profondo di 2001: odissea nello spazio, dove  lo spazio è percepito in senso sferico ed il tempo che vi regna è astorico ed assoluto, tutto si ripete e tutto torna,  a partire dall'identita' dei suoi personaggi.

Martino Miccoli

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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S. M. Kaminsky, Generi Cinematografici Americani, Pratiche Editrice, Piacenza, 1997
A. Costa, Saper vedere il Cinema, Strumenti Bompiani, Milano, 1994
C. Vogler, Il Viaggio dell’Eroe, Dino Audino Editore, Roma, 1999
E. Grezzi, Paura e Desiderio, Bompiani, Milano, 1995
G. Bergamino – P.G. Fenzi, Guerre Stellari, epica di fine millennio, Puntozero, Bologna, 1999