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Itinerando architetture

 

Architettura-Viaggio.

    Architettura e Viaggio costituiscono da sempre un binomio inscindibile. L’esperienza del viaggio è insita in qualunque "occasione di architettura", in quanto il significato del sostantivo attiva nella mente del soggetto itinerante l’esigenza di percorrere uno spazio, reale o fittizio che sia. Si perviene, pertanto, all’elaborazione di un rapporto analitico, in base al quale il "Viaggio" si relaziona allo "Spazio", come lo "Spazio" informa di sé "l’Architettura". Lo spazio è fruito mediante una percezione, acquisita "in itinere". Anche in Architettura avviene un processo gnoseologico analogo: "esperire l’Architettura" vuol dire "viaggiare in essa", attraversarla, conoscerla mediante le qualità sensoriali della vista (colori, prospettive, chiaroscuri); dell’udito (il ruscellamento di un corso d’acqua, il fruscio del fogliame delle essenze arboree piantumate); dell’olfatto (i roseti di maggio, l’odore acre di alcune essenze legnose); del tatto (il freddo del marmo, il caldo dell’argilla, la finissima granulometria della sabbia di mare o di fiume). Ogni viaggio si prefigge una meta e si compone di percorsi e di soste. Nello stesso modo, ogni esperienza architettonica disegna o ri-disegna un itinerario che, nello spazio come nel tempo, per mezzo di materiali e forme molteplici, reinterpreta e modifica l’esistente.

Les voyages pittoresques.

    Nel corso dei secoli, il carattere itinerante dell’Architettura è stato spesso espresso mediante la narrazione verbale, impreziosita da incisioni, acqueforti e bozzetti di viaggio.

    L’utilizzo documentario della fotografia si diffonde solo nella seconda metà dell’ottocento e viene promosso da alcuni protagonisti del mondo culturale europeo, John Ruskin (1848) ad esempio, Eugén Viollet le Duc (1863-67), William Morris e Camillo Boito (1885-1883). Al giorno d’oggi l’occhio umano è avvezzo a viaggiare nello spazio, mediante gli strumenti telematici e informatizzati, divulgati mediante la televisione e il computer, accelerando notevolmente i naturali tempi della percezione sensoriale. Non sempre è necessario essere in un luogo. Importante è riuscire a compiere la ripresa di una realtà spaziale per mezzo di una telecamera. Acquisita tale informazione, si assiste alla riproduzione virtuale di uno spazio fittizio, per mezzo della modellazione tridimensionale "renderizzata" della nuvola di punti definiti dalle rispettive tre coordinate cartesiane. Risulta possibile compiere "l’animazione" di uno spazio, frutto di un’elaborazione informatica.

    Nel passato, le peculiarità territoriali e urbane osservate nel corso di viaggi sono state oggetto di descrizioni verbali, cartografiche e grafiche. Ad esempio, la Terra d’Otranto (attuale provincia di Lecce, parte della provincia di Brindisi e di Taranto) è stata descritta in moltissime cartografie storiche; sono note le rappresentazioni dei porti delle città più importanti della Puglia, che i sultani turchi commissionavano ai propri cartografi nel XVI secolo, alla ricerca di nuovi territori da conquistare o con i quali commerciare. Interessante è, a tale proposito, il rilievo semifantastico che traccia il Piri Re’ is per la corte di Solimano il Magnifico nella prima metà del XVI secolo (v. VENTURA A., La Puglia di Piri Re’ is, La Cartografia turca alla corte di Solimano il Magnifico, Scritture e città, Collana di storia della cartografia in Puglia a cura di Giuseppe Carbone, n. 5, copia anastatica del Kitab-i-Bahriye 1532, Capone, Lecce s.d., n. 190). I centri urbani di Nardò, Gallipoli, Santa Maria di Leuca assumono nei disegni del Piri Re’ is le sembianze di città arabe, con cupole a cipolla e con una struttura urbana composta da edifici estremamente affastellati gli uni sugli altri. Anche Antonio de Ferrarsi detto il Galateo nel 1558, il Gregorovius nel XIX secolo hanno descritto il Salento del loro tempo, sotto forma di bozzetti di viaggio. Al de Ferraris si deve la particolareggiata descrizione della campagna leccese, della città e del caratteristico materiale da costruzione. Con un’intensità rinnovata, la produzione letteraria del XVIII secolo, incline allo "studio dell’Antico", descrive e commenta les Voyages pittoresques dans le Sud de l’Italie et la Grèce. I protagonisti di questi viaggi cantano spesso le meraviglie architettoniche, osservate durante i continui viaggi per il mondo (v. DE GIORGI C., La provincia di Lecce. Bozzetti, Lecce 1879, Polisud Caloria (Napoli) 1975, pp. XVII-XX).

    Scrive l’Abate de Saint-Non nel 1786, durante il viaggio in Puglia, a proposito di un antico rudere: "il fabbricato era tutto in tufo marino pieno di conchiglie, simile a tutte le pietre che si trovano sulle piatte rive dell’Adriatico; è un tipo di pietra molto tenero che si può tagliare e sfaldare a strati regolari. E’ credibile che sia questo modo comune a tutto il paese, di cavare la pietra che da’ alle cave l’aspetto di antiche costruzioni, al punto che un viaggiatore che non le osservi attentamente ne rimarrebbe ingannato" (v. SAINT-NON C. R., Voyage pittoresque ou Description des royaumes de Naples et de Sicile, orné de cartes, plans, vues, figures, vignettes et cul de-lampes, 5 voll., Delafosse, Paris 1781-1786, in SILVESTRI F., Viaggio pittoresco nella Puglia del 700, Edizioni Arte, Milano-Roma 1977, pp. 61-63, 161. Sono molto interessanti i riferimenti bibliografici che accompagnano in nota questa pubblicazione; vi si affronta il tema della fortuna dei viaggi in Puglia, descritti in veri e propri reportages informativi settecenteschi grafici e verbali, elaborati dall’abate di SAINT-NON negli anni 1781-1786). All’inizio del XVIII secolo Giovan Battista Pacichelli illustra con vedute semiprospettiche le città del Regno di Napoli (v. PACICHELLI G. B., Il regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici provincie, Napoli, Parrino e Muzio, 3 voll., Napoli 1703, vol. II, pp. 160-197; il vol. II è stato ripubblicato a cura di Michele Paone in I viaggi pugliesi dell’abate Pacichelli (1680-1687), Congedo, Galatina 1993). Queste rappresentazioni sono il frutto del viaggio compiuto dall’abate nella penultima decade del XVII secolo. Le città idruntine sono rappresentate dal di fuori delle mura di cinta. Sovente è possibile osservare la descrizione delle porte urbiche, l’organizzazione delle dimesse mura difensive, lo sviluppo altimetrico dei campanili e soprattutto la tipologia costruttiva di copertura più frequente: la capanna lignea, con finitura d’estradosso in coppi. Il territorio rappresentato è prevalentemente pianeggiante, ad eccezione dei centri urbani arroccati sulle estremità delle murge messapiche. L’esperienza del Pacichelli non resta episodio isolato nel suo tempo. Nel corso di tutto il XVIII secolo la Puglia é meta frequente dei viaggi di molti studiosi stranieri, che la attraversano prima d’imbarcarsi per la Grecia. La maggiore attenzione di questi eruditi itineranti è rivolta all’analisi dei ruderi architettonici d’epoca greca e romana. Raramente é descritta l’architettura moderna, alla quale viene per giunta attribuito un giudizio estetico-formale fortemente negativo (l’architettura seicentesca della città di Lecce è definita di "cattivo gusto").

    L’elenco degli autori dei Gran Tour di tutte le epoche è infinito e rappresenta il tema di ricerca di una vita. Virgilio, Villard d’Honnecoeur, Montaigne, Goethe, Salomon de Brosses, Cesare De Seta sono alcuni dei protagonisti di questo lungo percorso culturale. La lettura delle loro opere è importante, poiché consente la conoscenza di usi e consuetudini di popoli e culture diverse, di forme architettoniche stereotomicamente definite o organiche.

    Questi autori contribuiscono anche a comporre criteri metodologici di percezione dello spazio architettonico, urbano e territoriale. Infatti, nelle loro opere, ciascuna nel proprio contesto temporale-culturale, si descrive un viaggio di conoscenza delle relative Architetture.

Un’esperienza diretta: viaggio lungo il litorale brindisino.

    S’illustra nel seguito l’esito di un viaggio grafico-percettivo, compiuto in un contesto architettonico specifico. Quest’esperienza è stata sviluppata nel 1995 da Franco Masi e dalla scrivente. Il lavoro di ricerca svolto si è basato sull’acquisizione di dati tradotti mediante il linguaggio verbale e grafico, riportato su un taccuino di bordo. L’obiettivo della ricerca è stato quello d’individuare il genius loci, caratterizzante la realtà spaziale percorsa, la conoscenza del sito al fine di promuovere la sua salvaguardia.

    Percorrendo la strada litoranea adriatica SS 16-379, l’antica via Appia, che conduce dal capoluogo della regione Puglia, la città di Bari, verso la città di Brindisi, si osserva come il territorio pianeggiante delle località della "marina" s’incunei nell’altopiano delle basse Murge (soglia messapica). L’area oggetto di studio s’inserisce fra le lame del territorio del Comune di Fasano e quelle dell’area marina del Comune di Ostuni (provincia di Brindisi, Puglia, Italia). Trattasi delle aree paludose, prospicienti la costa dunosa, dette di Fiume Grande e Fiume Piccolo (località di Torre Canne di Fasano in provincia di Brindisi); area di Fiume Morello (località la Marina di Ostuni, in provincia di Brindisi).

    Uno steccato di canne palustri separa fisicamente la spiaggia dall’area retrostante, sconosciuta a molti: un’oasi di pace, nella quale solo pochi possono accedere; un confine che separa la zona d’acqua salmastra da quella d’acqua dolce, la zona del rumore degli uomini da quella del silenzio della natura (didascalia n. 1).

    È questa l’immagine dell’area in inverno, quando la spiaggia di Torre Canne e di fiume Piccolo è povera di presenza umana. Un luogo particolarmente suggestivo per l’intensità cangiante dei toni cromatici che la natura restituisce all’occhio dell’osservatore, per la leggera brezza marina che smuove le distese di canne lacustri, per l’estremo e catartico silenzio che circonda i confini, dentro i quali si svolge il viaggio della ricerca.

    La conoscenza di uno spazio passa attraverso il superamento di un confine, lo svolgimento di un viaggio attraverso uno spazio sconosciuto. Si tratta di un’esperienza sensoriale molto suggestiva e sempre nuova. Solitamente la prima impressione è la più importante.

    Immaginando di compiere il viaggio di là dal confine si è quindi tentato di tradurre in disegni e descrivere con fotografie sensazioni particolarissime, che solo il contatto diretto con quel luogo riesce a trasmettere. In tal senso la fruizione dello spazio nello scorrere delle diverse stagioni ha svolto un ruolo determinante, perché ha permesso di cogliere gli aspetti salienti della percezione visiva dei volumi e dei colori della natura, di distinguere persino gli odori, i suoni, il rumore del mare udito dal vicino entroterra lacustre. Il contesto pianeggiante è vivacemente colorato con il rosso delle coltivazioni di ortaggi, con il verde degli alberi di fico, con l’azzurro dell’acqua del mare, con il bianco delle dune di sabbia e con il color oro della pietra calcarenite locale ("tufo pugliese" e "carparo"). La pietra calcarea compone con blocchi isodomi e pseudoisodomi le murature delle chiuse delle pescicolture.

    Si tratta di tre grandi bacini che natura ed artificio hanno modellato in pianta e scavato nella sezione della terra rossastra e ferrosa, tre bacini d’acqua sorgiva i cui argini sono realizzati con conci di carparo, disposti regolarmente in fila, secondo una forma geometrica che in planimetria risulta estremamente irregolare. Protagonista tipologico nel sistema architettonico per l’allevamento ittico è il canale, che porta al mare le acque salmastre freddissime; esso è separato dal lago artificiale per mezzo di una chiusa, realizzata in carparo e fornita di un argano ligneo per il sollevamento del cancello, montato all’interno di un vano aperto e coperto; semplici monofore consentono l’affaccio diretto sul canale, perfettamente in asse con quest’ultimo (didascalia n. 2). L’analisi dei materiali, delle tecnologie e storico-formale delle tre pescicolture, supportata da un attento rilievo diretto in pianta, prospetto e sezione, ha permesso d’individuare le valenze estetiche storiche del caso di studio. Il viaggio attraverso i tre lidi di Fiume Grande, fiume Piccolo e Lido Morelli ha permesso di cogliere alcuni aspetti tipologicamente salienti dell’architettura, che natura ed artificio hanno modellato. Alla rilevazione di dati dimensionali e sensoriali, è seguita un’attenta valutazione della valenza storica, artistica e ambientale delle aree naturali protette.

    L’esito di questa ricerca è stato positivo, in quanto ha permesso di conoscere la vocazione e il carattere di un luogo, percorrendolo per la prima volta come in un viaggio e registrando le sensazioni ricevute nel corso dell’esperienza.

Conclusioni.

    "Itinerando Architetture" si può conoscere a fondo la realtà progettata. Il procedimento passa attraverso il riconoscimento del valore degli spazi progettati. Se quindi il viaggio è conoscenza e se la conoscenza avviene mediante un percorso percettivo consumato nello spazio e nel tempo, l’Architettura si fa essa stessa Viaggio, mutuando dall’idea progettuale l’articolazione del movimento, l’organizzazione e la modellazione delle forme spaziali, di transito e di sosta.

 

Ilaria Pecoraro

 

PACICHELLI G. B., op. cit. 1703. Città di Lecce (Fig. 1).

PACICHELLI G. B., op. cit. 1703. Città di Ostuni (fig. 2).

Lido Fiume Grande in pianta (località Torre Canne di Fasano, provincia di Brindisi, regione Puglia, Italia (restituzione grafica di I. Pecoraro, 1995). (Didascalia 1).

Lido Morelli in prospetto di dettaglio (località marina di Ostuni, provincia di Brindisi, regione Puglia, Italia (restituzione grafica di I. Pecoraro, 1995) (Didascalia 4)