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La Vienna di Otto Wagner (1841-1918).

 

    In tutta Europa, la fine dell’800 era contraddistinta da una fase di rinnovamento delle arti e dell’architettura in particolare. Una serie di movimenti artistici dall’Inghilterra alla Germania, dalla Spagna all’Austria segnavano il passaggio da una cultura artistica improntata sulla riproposizione stanca di stili passati ad una caratterizzata dal respiro di modernità.

    Si passava da una cultura aristocratica ad una dove la nuova borghesia aveva sempre più peso, dove la cultura liberale tentava di scrollarsi di dosso il fardello del passato.

    Lo sviluppo industriale e le nuove scoperte tecnologiche davano un duro colpo alla cultura eclettica dominante e nuovi stimoli per proposte nuove in tutti i settori della cultura e delle arti.

    In Austria e nella sua capitale Vienna, l’architettura dell’ottocento era caratterizzata dalla riproposizione dello stile barocco e rinascimentale fino all’ultimo ventennio del secolo, allorquando l’architetto Otto Wagner, sebbene attivo da tempo, avendo realizzato architetture nel solco della tradizione classica, nominato professore all’Accademia d’arte di Vienna affermava la necessità del rinnovamento dell’Architettura e divulgava le sue idee con la pubblicazione di un libro Moderne Architektur.

    Due erano i punti fondamentali delle sue teorie:

    Prima di tutto affermava la necessità che la nuova architettura fosse figlia dei tempi e quindi non più riproposizione dell’architettura del passato.

    In secondo luogo egli indicava nello sviluppo tecnologico la nuova strada per l’architettura.

    Così dopo la prima fase progettuale caratterizzata da un linguaggio accademico, Otto Wagner cogliendo una serie di occasioni offertegli dalla demolizione della vecchia cinta di mura e dalla successiva realizzazione del ring (anello), realizzava una serie di edifici per le stazioni della metropolitana viennese in cui già si leggevano le innovazioni compositive che verranno sviluppate negli anni successivi e che daranno linfa nel 1897 al movimento della Secessione Viennese, allorquando due allievi di Wagner, Olbrich e Hoffmann insieme a Moser e Klimt davano vita alla rivolta contro l’accademia.

    A partire dalla demolizione delle mura della città storica e con la creazione del Ring, un anello su cui si doveva affacciare la nuova architettura, sempre più prendeva vigore la critica allo storicismo che avrà come obiettivo la creazione di una città figlia del tempo, dello sviluppo tecnologico e di un nuovo linguaggio formale che bene rappresentasse i cambiamenti in atto.

    La città si trasformava da rappresentazione del potere del sovrano alla città figlia dei nuovi movimenti liberali.

    L’occasione della rete metropolitana, opera prettamente ingegneristica veniva colta da Wagner per rivedere al contempo i punti base del fare architettura. Si trattava di realizzare una serie di edifici nuovi lungo la Ringstrasse che realizzassero senza traumi il collegamento tra la città storica e la periferia che cresceva velocemente.


Tre viste delle stazioni della metropolitana

    Wagner rispose in modo eccellente a tale incarico, realizzando una nuova architetttura che sebbene ancora caratterizzata da una accentuata simmetria e rigidezza planimetrica, portava con se una serie di nuove proposte, dalle ampie superfici vetrare, all’uso di nuovi materiali e della decorazione quali elementi di rinnovamento del repertorio tradizionale.

    Da questo momento in poi Wagner aderiva al movimento secessionista senza però osare troppo, ma raggiungendo ad ogni modo dei risultati dall’indubbio valore estetico e formale.

    Egli era il più moderato dei rivoltosi e il più avanguardista degli accademici.

    Con le sue opere Wagner dava origine alla Vienna borghese, dei caffè, delle nuove residenze e creava le basi della cultura architettonica mitteleuropea.

    Tra i tanti edifici realizzati, quello più rappresentativo è sicuramente la Postparkasse, gli uffici della cassa di risparmio postale imperiale realizzati nel 1904, dove l’uso di nuovi materiali e di nuove forme raggiungono un alto livello compositivo.

    L’edificio a pianta trapezoidale trova nella facciata e nella grande sala centrale la perfetta fusione tra la raffinatezza e l’eleganza del marmo e la pulizia dei dettagli in alluminio.

    Sebbene dovesse rappresentare l’impero austro-ungarico al suo massimo splendore, l’edificio risulta coronato da un pergolato d’onore con statue della vittoria alate, allo stesso tempo presenta quella spinta verso l’architettura moderna.

    La struttura d’acciaio appare legata ai prodotti della nuova era industriale, le coperture in acciaio e vetro innescano quel meccanismo che porterà a nuovi risultati architettonici di li a breve.


Viste della Postparkasse

     Ancora oggi, a distanza di un secolo, tale edificio è punto di riferimento della storia dell’architettura e esempio di ottimo connubio tra tecnica e composizione.

 

Aldo Flore e Rosanna Venezia